LA PORTULACA, UNA PIANTA DIMENTICATA

La portulaca, quell’erba spontanea considerata oggi un’infestante di orti e giardini, era un tempo apprezzata e coltivata.

Piante spontanee - portulaca -

Considerata utilissima nell’antico Egitto per via delle sue straordinarie proprietà depurative, diuretiche, antibatteriche e antiossidanti, occupava un ruolo importante anche nella medicina naturale. Basti pensare che si dice che un etto delle sue foglie contenga ben 783 mcg di Vitamina A, 66 mg di Vitamina C e 162 mg di magnesio. Tra le sue singolari caratteristiche c’è anche quella di essere il vegetale più ricco di acidi grassi polinsaturi omega-3 (350mg/100g) che aiuterebbero a ridurre il colesterolo e i trigliceridi.

Si trova in tutti i giardini esposti al sole, in terreni aridi, ai bordi dei fossi, e persino tra le crepe dell’asfalto delle stradine nei paesini di collina.
Ottima se assaporata in un’insalata estiva con la rucola, pomodorini e cetrioli.

I vecchi contadini la saltavano in padella con uno spicchio d’aglio, olio e sale, come si fa con le cime di rapa.

“Che meraviglia! Non sapevo che la portulaca fosse commestibile!” ci scrive un’amica delle nostre pagine Fb  nell’agosto del 2015.

Ma il nostro post, con più di 400 condivisioni, ha raggiunto gli amici di tutto il Paese e oltre.

  • “A Napoli, la chiamiamo l‘erba pucchiacchiella” ci scrive Anna Maria.
  • “Vicino a Roma si chiama porchiacchia” precisa Gio che sta a Bagni di Tivoli
  • “In dialetto leccese è lu brucacchio e i nostri nonni già la mangiavano mischiandola all’insalata.” dice Azelio. 
  • “Noi la chiamiamo porcellana” dice Antonella dalla Sicilia.
  • “Qui a Ercolano li chiamiamo  i pucchiaccchiell” scrive Carolina.
  • “In Molise è la porcacchia” aggiunge Barbara.
  • Purciddana in siciliano” assicura Margherita.
  • “In Marocco è la baccola” spiega Marty.
  • “A Taurisano di chiama brucacchia” aggiunge Walter.
  • “In Romania Iarba porcului, ovvero l’erba del porco” dice Cristina.
  • “In Messico è coltivata e venduta nei supermercati” ci fa sapere Mariluci.

Poi ci pensa Anna a suggerire due ricette per soddisfare la curiosità di chi non l’ha mai mangiata.

Il Pesto di Anna

“Per il pesto ci vogliono: una bella manciata di portulaca, maggiorana, timo, basilico, origano, prezzemolo e noci. Frullare il tutto e se vi piace aggiungete semi di sesamo o altri semi, olio evo e pecorino o parmigiano se non siete
vegani.
Buono per tartine e per condire il risotto o altro tipo di pasta.”

Le polpettine grigliate di Anna

“Per le polpettine occorrono: zucchine, melanzane, peperoni, tutto tagliato sottile assieme alla portulaca. Aggiungere semi di vario genere, olio evo, curcuma, zenzero, se volete anche una chiara di uovo e formaggio grattugiato. Fare le polpettine aiutandosi con pane naturale grattugiato e cuocerle su carta forno, con un filo di olio a 200 g.
A metà cottura girarle, fino a dorarle.”