PRONTO, POSSO CANTARLE UNA CANZONE?

È stata battezzata #songcall la singolare iniziativa di una cantante bolognese che in tempi di quarantena compone numeri di telefono sconosciuti sulla tastiera del suo Smartphone e chiede a chi risponde di poter cantare una canzone.

“Era da giorni che sentivo il desiderio di fare qualcosa per le persone” scrive sulla sua pagina Fb. “Ieri ho preso coraggio e ho fatto questa cosa.”

E nel video scorrono le immagini che mostrano in parte il risultato della sua trovata. Numerose le condivisioni e le interazioni, parecchi i commenti e la commozione.

Si chiama Jeanine Heirani, è musicista e cantante, nata a Bologna con origini iraniane, è chitarrista e voce solista del trio NOSTRESS. E noi l’abbiamo raggiunta per conoscerla meglio.

Da dove nasce questa idea?

“Ho visto molte iniziative in questi giorni, in particolare mi ha colpito un post pubblicato su Fb da un ente locale che cerca volontari disposti a fare telefonate agli anziani. Per tanti anni, in passato, tra le mansioni del mio vecchio lavoro c’era anche quella di fare telefonate programmate agli anziani per tenere loro compagnia.  E anche se si trattava di chiamate che dovevano rispettare una durata e alcune regole tra le quali quella di non farsi coinvolgere troppo, l’esperienza mi è rimasta dentro e forse è stata proprio quella a suggerirmi di utilizzare il telefono per fare la mia parte.”

 Rispetto a chi si è messo al balcone a cantare tu hai però scelto un canale diverso.

“Sì, forse in questo momento le persone hanno bisogno di sentire la musica e un certo tipo di emozioni. Ma sono rimasta io stessa colpita dalle reazioni di chi ha ricevuto le mie chiamate. Ho incontrato la solitudine contro la quale un’iniziativa come questa può fare qualcosa. Scorrendo i post sui social mi sono resa conto di quanta gente sola c’è ad affrontare questo momento di emergenza. Pur essendo fortunata perché vivo con mio marito e i miei tre gatti mi sono chiesta: cosa posso offrire agli altri? E mi è venuta in mente solo la musica, perché  solo questo potevo fare da casa.”

Piango al telefono, cantava Modugno a metà degli anni 70, e cantava con la cornetta in mano. Cosa si prova a cantare davanti a un oggetto tecnologico che non sia un classico microfono da concerto?

“Noi siamo abituati ad avere un palco e ti confesso che le prime telefonate non sono state facili. Avevo il cuore che mi batteva a mille. Qualcuno ha anche rifiutato il mio piccolo regalo perché non è una cosa gradita a tutti, poi c’è la diffidenza. C’è stata una signora che mi ha detto di non avere tempo per ascoltarmi perché impegnata col lavoro, poi, dopo qualche minuto, mi ha richiamata e mi ha chiesto se davvero volevo solo cantarle una canzone. E così gliel’ho cantata. E lei mi ha ringraziata!”

Jeanine con i Nostress

Immagino che la diffidenza sia tanta verso un’iniziativa di questo genere.

“Sì, non tantissima però. È anche vero che siamo continuamente tampinati da telefonate di qualcuno che ci vuole vendere qualcosa.”

Qual è la telefonata che ti ha emozionata di più?

“Nel video si sente parte di una chiamata fatta a una nonnina che è sicuramente una di quelle che mi ha emozionata di più. La telefonata è stata molto lunga e ho fatto un po’ di telecompagnia. Ho anche pianto appena ho messo giù il telefono perché è stata lei a chiedermi di richiamarla ancora. E così ho tenuto il suo numero e la richiamerò. Poi un’altra signora che mi ha raccontato delle sue tre figlie e di quella che ha avuto un incidente e ora non c’è più. ”

Nel tuo post inviti i tuoi amici e colleghi cantanti a fare altrettanto. Qual è stata la loro reazione?

“Alcuni mi hanno scritto di non avere il coraggio per fare una cosa del genere e io ho risposto loro che la cosa peggiore che possa succedere è qualcuno che ti dica di no.”

Qual è la canzone che hai cantato?

“Pioggia di marzo di Mina. L’ispirazione mi è arrivata da un amico che qualche giorno fa, quando ci siamo sentiti al telefono, stava provando proprio questo pezzo. Questa canzone non l’avevo neanche mai cantata e la qualità non è delle migliori, complice anche l’emozione del momento. Si tratta di una canzone che mi mette allegria, è leggera, mi ricorda il caldo e volevo portare  un po’ di spensieratezza.”

Jeanine

Quando hai iniziato a cantare?

“Nonostante abbia passato la mia infanzia da afona, ho iniziato a cantare che ero ancora bambina. Non avevo voce per via di un problema alle corde vocali e conservo ancora bruttissimi ricordi delle visite dal logopedista. La musica però mi piaceva tantissimo e passavo ore e ore con le cuffie in testa ad ascoltare. Avevamo un sacco di dischi in casa, 45 giri e LP. Ascoltavo molta musica triste come quella di De Andrè e Tenco. Poi c’era un disco con una signora in copertina che trovavo strana: era Donna Summer. Da bambina me ne stavo in disparte, timida e schiva e pur essendo senza voce mi piaceva cantare. E fu proprio poco prima dell’adolescenza che mi resi conto che potevo farlo. Successe davanti allo specchio. Avvicinandomi mentre provavo a cantare una canzone venni colpita dal riflesso della mia voce e quella voce mi piacque. Così mi allenai per cercare un modo per farla uscire nonostante l’afonia studiando una strategia per emettere un suono dalla mia bocca. E così sono guarita.”

Jeanine
Jeanine e l’armonica a bocca

Qual è stata la tua prima esibizione in pubblico?

“La prima volta su un palco a cantare ero un’adolescente. Cantai Caruso di Lucio Dalla a un convegno Bahá’í.”

Un convegno Bahá’í?

“Il Bahaismo  è la religione dei miei genitori. Durante gli incontri di questi fedeli viene dato molto spazio ai giovani. I miei genitori sono iraniani. Mio padre venne in Italia all’età di 18 anni per studiare inizialmente Medicina all’Università, poi si è laureato in Farmacia. Ora ne ha 79 di anni, quindi è più italiano che iraniano. Mia mamma invece si trasferì qua non appena si sposarono. I miei nonni invece restarono là, in Iran, così come tutti i miei parenti che in seguito alla rivoluzione del ’79, perseguitati per via della loro religione, si andarono a rifugiare in ogni parte del mondo.  In Iran ci sono andata solo una volta quando avevo 14 anni.”

Jeanine con la nonna paterna

Qual è l’esibizione più emozionante che ricordi?

“La prima serata che abbiamo fatto con i Nostress allo Stones Cafè Live Music di Vignola, un bellissimo locale dove suonano anche artisti internazionali e importanti. Un palco che vedevo come una meta irraggiungibile. Colpisce il sipario che richiama un po’ l’effetto del teatro. Ricordo di aver avuto, per i primi pezzi, il cuore sospeso in gola che non riuscivo a mandare giù.”

Jeanine allo Stones Cafè Live

Progetti per il futuro

“Alla fine dell’anno 2019 abbiamo registrato un disco live con Alex Savelli autore dei testi e delle musiche.  Si tratta di 12 brani in inglese che non riuscirei a classificare in un genere. Il disco, dal titolo Doing Nothing di Savelli&Nostress, è stato registrato suonando tutti assieme. Abbiamo passato due giorni in una casa allestita a studio. Batteria, basso e due chitarre acustiche.  Uscirà l’8 di maggio.”  

Jeanine durante la registrazione del disco.
Copertina del disco

In questo blog parliamo di alimentazione e siamo soliti chiedere qualcosa del rapporto con il cibo. Qual è il tuo piatto preferito?

“Sicuramente il riso persiano, visto che fa anche parte della mia tradizione. L’ho mangiato sin dall’infanzia, mia mamma è anche una brava cuoca e quello che prepara lei è davvero buonissimo. Non ho mai assaggiato un riso persiano migliore del suo e anche se cerco di riprodurlo so che non raggiungerò mai i suoi livelli. Si tratta di un riso basmati, a chicco lungo, che viene cotto in una maniera particolare.  Si parte sciacquandolo per eliminare in parte l’amido, poi si mette a bollire in acqua salata ma appena ha assorbito un po’ di quell’acqua viene collocato in un tegame sopra un letto di patate tagliate a fette e si finisce così la cottura. Poi ci sono più di 130 tipi di condimenti che si possono aggiungere per insaporirlo.  A me piace quello con le lenticchie. La ricetta originale prevede le lenticchie e la carne, macinato di maiale, ma essendo vegetariana ho sostituito la carne con la soia. Le spezie sono importanti per creare quel suo sapore tipico.  La cucina iraniana non è piccante, quindi si aggiungono pepe, curcuma e cherry e altre spezie e mix di erbe il cui nome non ha una traduzione in italiano.”  

Jeanine nel 1981

Biografia autoredatta di Jeanine Heirani

Versatile e poliedrica musicista e cantante. Suona diversi strumenti da autodidatta, come la chitarra e il pianoforte. Ha suonato con il gruppo multietnico “DARAJA”, in qualità di chitarrista ritmica e corista. Ha partecipato al “Festival di San Marino” per due anni,  piazzandosi tra i finalisti un anno con un brano originale, e vincendo il premio della critica l’altro con una cover. Per qualche anno è stata chitarrista e cantante del trio rock “LADEEVA”, di cui era anche fondatrice, dove era  anche coautrice delle canzoni originali. È stata chitarrista e corista turnista in alcune Tribute band del territorio. Ha partecipato come ospite nella registrazione di alcuni brani di progetti musicali di amici musicisti Americani e Italiani, in alcuni casi in veste di corista, in altri di cantante solista o chitarrista.

Dal 2013  è chitarrista e cantante solista del trio NOSTRESS, di cui è fondatrice insieme al marito Paolo Lapiddi, che suona il basso.

I Nostress Trio: Jeanine e Paolo Lapiddi

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